C’è AAA Crisi “Riflessioni” “Alleanze”

E’ veramente impossibile accantonare l’idea che la Crisi possa essere superata attraverso la volontà nel ricercare le sue possibili soluzioni per la tua attività?

E’ assolutamente certo che tu non voglia definire un piano d’azione con una strategia marketing vincente per superare la Crisi del tuo lavoro?

E’ sicuramente impossibile provare la sensazione di benessere che puoi ricevere quando avrai superato gli ostacoli che si frappongono tra te e la Crisi della tua attività?

E in ultimo. Questa Crisi ha inciso così profondamente sulla tua naturale evoluzione? Che ti vuole sempre alla ricerca del meglio per te. Che ti vuole, naturalmente portato a concentrarti sulle scelte che operi quotidianamente.

Non può essere che il passato lo si possa utilizzare solo per non ripetere gli errori che quello stesso passato hanno portato all’attuale Crisi che avverti?

Sui libri di scuola, nelle discussioni in azienda o anche al bar con gli amici, a chiunque lo chiedessimo, tutti ci risponderebbero che si è vero la storia ci può insegnare a non ripetere errori.

Fatto salvo poi che gli errori si continuano a fare.

Chilometri e chilometri di lezioni guida che come dallo sfasciacarrozze si ammucchiano in attesa di rottamazione.

L’articolo di oggi ha lo scopo di condividere con te l’idea che la frequentazione di: amici, potenziali consiglieri, possibili alleati, potrebbero essere talvolta scelti anche in funzione di capire come meglio affrontare le sfide del futuro. Scelta un pò più difficile per la moglie, il marito o i figli.

Quante volte ad esempio nelle parole dei tuoi interlocutori c’era la molla che  ti fatto scattare l’idea vincente? Sono sicuro che sono molte. Anche se, talvolta, la parte razionale di te non l’ha avvertita come tale.

Talvolta è stata un’intuizione, in un momento di brainstorming, che ha modificato il bilancio della tua attività. E quando parlo di bilanci non mi riferisco soltanto a quelli economici. Quello della crescita e rafforzamento dei valori ad esempio.

Non posso credere che tu in tutta la tua vita di professionista, di commerciante o di imprenditore non abbia mai avuto una qualche intuizione.

Sto parlando esattamente di quel sesto senso che scatena la voglia di portare avanti un progetto. Quello di volere a tutti i costi che si realizzi. Quello di ripetersi ogni giorno che puoi farcela?

Il problema, ove mai fosse un problema, potrebbe essere quello di stimolare quella intuizione. Quella di risvegliarla per poter agire e stabilire con certezza e concretezza una direzione ed piano d’azione.  Le lettura, la conoscenza, il sapere dell’altro può sicuramente aiutarci nel creare quelle condizioni favorevoli affinché l’intuizione si palesi. Le opportunità non mancano. Puoi cercarle queste opportunità ? Puoi farti assalire dalla certezza che le persone che frequenti possano darti una mano? Una certezza che, te la posso suggerire io, e non è un segreto, è che se continui ad affrontare le sfide di oggi con gli strumenti del passato e con le soluzioni del passato non funzionerà. Mi rendo conto che tra le due porte di fronte te: una larga che ti presenta i luccichii sfavillanti dei possibili successi ed una stretta che ti garantisce, dopo aver lavorato, successi ancor più degni di menzione, tu sceglierai quella larga. Peccato io o il link della porta stretta.  Iscriviti subito al webinar del 18 ottobre 2017 ore 19.00

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C’è AAA Crisi “Riflessioni” Personalità negativa

Sono molteplici i fallimenti di aziende e di partite iva  a cui assistiamo quotidianamente. Questa è la prima motivazione per cui ho deciso di affrontare questa problematica, insieme agli amici di Professional Coaching. La seconda motivazione è la ricerca di possibili soluzioni. La terza motivazione è quella di determinare dei possibili confronti sia con chi questa Crisi la avverte in modo significativo sia chi l’ha superata sia con chi pensa di attuare un piano d’azione per arrivare al suo superamento.

In questa rubrica che inizia a prendere corpo vorrei che per un attimo  ti concentri su quella che ritengo sia una possibile causa: la personalità negativa.

Mi sembra di poter vedere questa preoccupazione mentre viaggio in metro. Mentro bevo il caffè al bar. Mentre interloquisco con i miei colleghi di lavoro. La leggo sui  volti delle persone, professionisti, artigiani, semplici lavoratori autonomi o dipendenti, amici e come dicevo colleghi .  Vorrei rassicurare al contempo tutti che non c’è nulla di cui preoccuparsi se solo si attuano le scelte giuste. Poichè sono anche circondato da storie di successo che non dipendono affatto dalla Crisi delle altre aziende. Vediamo se posso essere più preciso. Sono riuscito ad intervistare molte persone alle quali ho sottoposto la seguente domanda : Secondo te AAA Crisi c’è o non c’è? Non è piuttosto un modo di pensare negativo? Non è un modo negativo di approcciare ai problemi? Non è un atteggiamento negativo verso il futuro punto?

Dalle testimonianze che ho ricevuto, non sfiora a nessuno l’idea che questa crisi sia passata. La maggior parte delle persone che ho sentito, ed il mio sentire non è assolutamente limitato a registrare su un nastro magnetico, quanto quello di porre domande per capire l’autentico “sentiment”, approcciano decisamente in modalità “stand by” alla Crisi che a detta di tutti continuerà a mietere vittime.

Ma se provi a chiedere all’oste se il vino della sua osteria è buono.Ovviamente l’oste ti risponderà di si. Cosi’ come chiedere ad una massa generica ed anonima di persone in Crisi, con la propria azienda, la propria attività commerciale o il proprio lavoro tutti ti dicono di si. Il massimo comune denominatore è quello della modalità “stand by”. In modalità “stand by” come lo schermo del computer quando per un pò di minuti non operiamo sul Pc.

Beh allora muoviamo il mouse !!! Mi sono detto. E’ perchè non lo fai anche tu? E’ semplice, certo non facile. Semplice e facile sono due cose diverse.

Mi chiedo se a questo punto  quello che ti ho scritto ti risulta più  chiaro e se ci sono cose che possono accenderti un luminoso percorso con un’inversione di direzione. Scappare dai problemi ed andare verso delle soluzioni. Con il sorriso di chi può raggiungere un obiettivo.

 

Basterebbe talvolta provare ad immaginare  che questa inversione di tendenza si  fosse già realizzata. Come ti sentiresti? Affrontare la vita con un sorriso non è forse meglio che rinchiudersi in un astruso, eremitico, assordante silenzio?  Che indubbiamente, profondamente e assolutamente ci riporterebbe ad analizzare con scrupolosa attenzione il passato. E quindi? Potremo intervenire su di esso? Se stai rispondendo sì allora sei sulla lettiga di uno psicologo. Ti comunico che l’ora è passata e l’unica cosa che è cambiata è che se guardi nel portafogli avevi qualche banconota in più. Questo è l’unico risultato ottenuto. La domanda è cosa puoi fare adesso, ora.

Confrontarsi con l’altro potrebbe apportare dei benefici ? Se si come? Che la vita, talvolta, non sia fiabesca a tratti magica è un’assoluta certezza ? Ti piacerebbe o non ti piacerebbe che la vita fosse una bella avventura? Sono sicuro e  non c’è dubbio che tua abbia la capacità di renderla tale nell’abbastanza. Io ti ringrazio di  essere venuto qui anche se sei lì e tutte le cose che ti detto sono ben note e di seguirmi nel blog e nella pagina facebook di professional coaching. Lavoro con le parole. Pensa. E queste parole dipendono da me, dal mio cuore dal mio inconscio ed improvvisamente mi appare tutto chiaro.  Con chiarezza ti invito a porre domande. Se le hai. Con chiarezza ti dico che non ho la bacchetta magica. Con chiarezza ti dico che se i problemi riguardano la tua salute stai leggendo l’articolo sbagliato, non sono un medico.

SE TI SEI STUFATO DI CONTINUARE A PRENDERE COLPI SENZA POTERTI DIFENDERE…

…SE HAI DECISO CHE VUOI ALMENO PROVARE A STARE SUL RING CON LE MANI LIBERE  E MAGARI ANCHE A CONTRATTACCARE…

…SE CREDI CHE PRIMA DI PORTARE I LIBRI IN TRIBUNALE E DICHIARARTI SCONFITTO DALLA CRISI DEVI PROVARE TUTTE LE ALTERNATIVE…

…SE NON VUOI ESSERE TU IL PROSSIMO A CHIUDERE TRA 4 MINUTI…

Beh allora iscriviti subito al webinar del 18 ottobre 2017 ore 19.00

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C’è AAA Crisi “Riflessioni” Riflettori sulle Paure

Con la riflessione di oggi voglio accendere i riflettori sulle sei paure di base che ogni uomo, donna possiede. Questi sei spettri principali della paura nascono essenzialmente da tre nemici che quotidianamente si insinuano nella mente e che ci costringono a scelte che, come amministratori di aziende, professionisti, commercianti, ma anche a livello personale, nella nostra vita, mettiamo in azione. Questi tre nemici sono:

l’indecisione                                                        il dubbio                                                  la paura

Ho provato a comporne con i loro nomi, la carta d’identità.  Sappiamo come si chiamano , sappiamo dove risiedono (solo nella nostra mente), sappiamo che sono professionisti dell’inganno e nei segni particolari, come le cicatrici,  sono difficili da eliminare se non si ricorre agli esperti che ne curano gli inestetismi (i coach).

L’indecisione, che è essa stessa una decisione quella di “non decidere” appunto si cristallizza in un dubbio e la combinazione di questi due impulsi  crea la paura.

Le sei paure di base sono:

  • la paura della povertà

  • la paura della critica

  • la paura della malattie

  • la paura della perdita dell’amore di una persona

  • la paura della vecchiaia

  • la paura della morte

E’ la crisi economica che comporta, in assoluto, la paura della povertà, la più importante a mio avviso poiché e proprio quello dell’incertezza, dell’indecisione o “non decisione” che ne crea esponenzialmente la crescita.

E’ quel fenomeno  che quando si provoca una crisi, la si irradia, la si  generalizza, la si distorce che costringe migliaia di persone a non decidere ed avere paura di diventare poveri. Questo porta a puntellare, come tubi innocenti sulla facciata della vita, il consolidamento delle cose che si hanno e di mancare agli appuntamenti con gli investimenti nel settore, nell’attività, nelle scelte di tutti i giorni.

Una sostanziale riduzione dei consumi, tra i quali anche quelli alimentari, gioca il resto e determina quella che viene chiamata “depressione”.

Si potrebbe dire che il male del secolo è proprio quello dell’indecisione.

E’ il continuare a ripetersi che C’è AAA Crisi come usanza e routine quotidiana, come una litania che si ripete nel tempo, una tautologia che non viene interrotta nemmeno da una briciola di immaginazione di un futuro diverso che si creano le condizioni per la paura della povertà .

Condizioni favorevoli, ideali, profittevoli che permettono all’ombra del dubbio di intrufolarsi, come un ladro, nel mese di agosto durante le ferie, nel nostro appartamento, e cristallizzarsi come i vetri infranti della macchina dopo un urto contro un albero.

Cosa mi succederà se faccio questo ? Non è meglio rimandare questa decisione a domani? Stando ad aspettare alla finestra? A queste domande ne andrebbero aggiunte altre contrarie. Cosa mi succederà se non prendo la decisione di fare quella determinata cosa? Non è meglio farla subito anziché rimandare? E se agisco anziché stare alla finestra a guardare?

Con questo non voglio dire che prendere frettolosamente delle decisioni sia la risposta giusta da attuare per bloccare l’insinuazione di ogni ragionevole dubbio. E’ solo invitarti a fare delle analisi sulle cose che hai fatto e sulle cose che non hai fatto. Fare dei paragoni tra quando sei stato certo nel prendere delle decisioni e quando invece hai procrastinato fino all’inverosimile.

La paura della morte è molto evidente nelle guerre, in quei paesi del mondo  dove sono i tiranni dittatori che dettano le condizioni di vita.  E dopo la guerra, la paura delle malattie per le epidemie, le infestazioni, la mancanza di condizioni salutari che ne crea i presupposti. Una paura rara ad esempio nei medici che rischiano in quelle zone, ma anche nelle corsie dei nostri ospedali; contagi, infezioni, influenze negative, da parte dei pazienti, dei malati. La paura della critica non si sa bene da dove possa derivare. C’è stato un tempo dove la critica è stata seguita da punizioni severe. La paura della critica limita ogni uomo nella sua immaginazione. Sono irreparabili molto spesso i danni che come genitori facciamo ai nostri stessi figli… se ti comporti così finirai con fare nulla di buono in futuro !!!. Il risultato sarà esattamente quello di avere un figlio o una figlia che non farà nulla di buono nella vita.

Creare complessi di inferiorità attraverso la critica ad un bambino dovrebbe essere un reato perseguito penalmente.

Lo stesso si dica per quei datori di lavoro che ottengono soltanto il peggioramento dell’atteggiamento dei propri dipendenti, con la critica inutile. La critica predisporrà, infatti, soltanto una paura che scoraggerà la padronanza di sé ed scarsa personalità. Porterà solo a schivare i problemi anziché affrontarli. La paura della critica produce la mancanza d’iniziativa, la mancanza di fiducia nelle proprie idee. E mancanza di ambizione e pigrizia mentale e fisica sono solo alcuni dei sintomi che spunteranno come funghi velenosi, in un’afosa giornata, dopo una torrenziale pioggia di fine estate.

 

La riflessione che ti propongo oggi è quella di trovare delle similitudini o delle corrispondenze o al contrario delle differenze e criticità. L’invito è all’approfondimento.  L’invito è al prossimo webinar GRATUITO del 4 ottobre dalle ore 19.00 alle 21.00.

Questa sera ti aspetto a cena. Il primo sono”le affermazioni”, il secondo “i pensieri”, il dolce “le azioni”. Caffè ed ammazzacaffè  tutto offerto dalla ditta.

Segui la procedura del link. Tutto sarà molto semplice.

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C’è AAA Crisi “Riflessioni” Il desiderio incontrollato di ottenere qualcosa in cambio di niente.

La riflessione che propongo oggi è quello del desiderio incontrollato di ottenere qualche cosa in cambio di niente. Fa bella mostra di se al primo posto il gioco d’azzardo.

L’istinto al gioco d’azzardo guida milioni di persone a percorrere la strada del fallimento.

Sono tanti i professionisti e imprenditori che hanno puntato le loro ultime chance sulla roulette della vita.

Per molti commercianti, al contrario,  i videopoker, le slot machine e i gratta e vinci  rappresentano la crescita esponenziale dei loro ricavi. Basta fare un giro nelle nostre città per capire come la febbre che colpisce trasversalmente giovani, meno giovani ed anziani alla ricerca incontrollata di ottenere gli ambiti primi e cospicui premi arricchisce qualcuno a scapito di tanti.

Non è certamente questo il luogo dove bisogna specificare le responsabilità  istituzionali , dei media e dell’economia che lasciano perdurare questo stato delle cose. Molti sono gli studi fatti, già all’indomani del 1929 dove il crollo di Wall Street , delineò in modo esemplare, quel desiderio di profitto in cambio di nulla.

Studi più recenti, fatti da Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio) indicano che ci sono almeno 21 motivazioni diverse che portano a giocare d’azzardo e poi non ti lasciano smettere. La percentuale di ogni motivazione dà un’indicativa frequenza con cui tale motivazione può essere presente.
I risultati evidenziati sono stati i seguenti:
Le tipologie di gioco praticate erano: newslot 60%, vlt 15%, scommese sportive 10%, gratta e vinci 5%, poker 4%, 10 e lotto 2%, bingo 2%, roulette 2%.
1. Ci sono persone che giocano d’azzardo per vincere denaro, per avere più soldi: (83%)
Vincere denaro vuole dire tante cose.
C’è chi vorrebbe vincere piccole cifre per concedersi piccoli lussi: sono i giocatori di slot ad inizio carriera. Per fare qualche regalo agli altri.
C’è chi vorrebbe fare una grossa vincita che gli cambi la vita: sono i giocatori del gratta e vinci, del superenalotto, delle vlt. Per “fare il colpaccio”.
C’è chi si accontenterebbe di vincere per continuare a giocare. Continui a infilare soldi per fare continuare il gioco. Ma i soldi non bastano mai e c’è chi si scopre avido. Giochi perché non ti accontenti. Speri in un guadagno facile.

2. Ci sono persone che giocano d’azzardo per divertimento, perché gli piace giocare: (68%). Perché poi ti senti appagato.

3. Ci sono persone che giocano d’azzardo perché gli dà brivido, eccita- zione, comunque sensazioni forti, adrenalina che sale: (48%).

4. Ci sono persone che giocano d’azzardo per stare con amici o familiari o per incontrare nuove persone, giocano per socializzare: (12%). Tipico di chi gioca a bingo.

5. Ci sono persone che giocano d’azzardo come passatempo, come anti- noia, per fare qualcosa intanto che aspettano, come diversivo: (64%).

6. Ci sono persone che giocano d’azzardo per il piacere di vincere, a prescindere dai soldi: vincere per vincere: (49%).
Per sentire che vali. Perché ti fa sentire onnipotente. Per fare vedere che sei più furbo degli altri.

7. Ci sono persone che giocano d’azzardo per battere gli altri giocatori, per essere quello che emerge: (18%).

8. Ci sono persone che giocano d’azzardo perché lo fanno gli amici, per non sentirsi fuori dal gruppo: (9%).
Tipico di chi fa scommesse sportive con gli amici.

9. Ci sono persone che giocano d’azzardo per il piacere del rischio e la sensazione d’incertezza che c’è nell’azzardo: (46%).

10. Ci sono persone che giocano d’azzardo per metter in pratica le proprie abilità, le strategie, i trucchi che hanno imparato guardando giocare e scambiandosi consigli con gli amici: (55%).
Per esempio vedendo un altro giocatore perdere tanti soldi ti viene di pensare: “adesso li vado a recuperare io”.

11. Ci sono persone che giocano d’azzardo perché è interessante, affascinante: desta la loro curiosità: (30%).Curiosità di vedere se paga. E’ affascinante lo stile di vita che ti propone il gioco d’azzardo. Curiosità per le nuove macchine.

12. Ci sono persone che giocano d’azzardo per non pensare a niente, per prendersi una pausa, per rilassarsi dallo stress, per stare da soli: (65%).
Per staccare la spina. Per non pensare ai problemi, alle preoccupazioni. Per lasciare il mondo fuori. Per affrontare ansia e depressione. Per dimenticare le cose che vanno male.

13. Ci sono persone che giocano d’azzardo come sfida: vogliono battere la macchina, vogliono sfidare il gioco. Vogliono “fregare” la macchina e sanno che non si devono fermare: (34%). Sanno di andare a combattere contro i mulini a vento, contro l’impossibile, ma non si fermano. Usano la loro tenacia e non mollano.

14. Ci sono persone che giocano d’azzardo dopo aver bevuto alcolici o usato cocaina: (15%). Hanno tendenza alle compulsioni.

15. Ci sono persone che giocano d’azzardo perché si sentono fortunati o per metter alla prova la propria fortuna: (46%).

16. Ci sono persone che giocano d’azzardo per recuperare i soldi che hanno perso al gioco. Per rifarsi. Per risolvere: (88%).
Tra le persone che chiedono aiuto, la maggior parte vorrebbe vincere dena- ro per risolvere la situazione debitoria, per recuperare i soldi persi nel gioco d’azzardo. Per avere una speranza.

17. Ci sono persone che giocano d’azzardo per insoddisfazione. Vor- rebbero guadagnare di più, sentono di meritarselo ed il gioco è una sorta di rivalsa: (30%). Per problemi sul lavoro. Perché invecchi e ti senti sempre secondo. Perché non ti piace il lavoro che fai. Per essere all’altezza della morosa più ricca.

18. Ci sono persone che giocano d’azzardo per solitudine, perché si sentono soli: (30%). Per attirare l’attenzione. Per lutti non elaborati.

19. Ci sono persone che giocano d’azzardo per sfogo: per sfogare la rabbia per qualcosa o contro qualcuno. Oppure giocano per colpa di qualcosa o di qualcuno:(55%). Per scaricarsi. Perché la suocera vive con voi…

20. Ci sono persone che giocano d’azzardo per autolesionismo, per farsi del male, per buttare i soldi: (14%).
Buttano i soldi invece di tagliarsi. Invece di farsi del male in altro modo. Invece di suicidarsi.

21. Ci sono persone che giocano d’azzardo per abitudine: (52%) Vai a giocare come in trance, come fosse un automatismo. All’interno di una routine consolidata. Come una sorta di rituale.

La trappola scatta quando si abbassa l’attenzione e quando attuiamo con il nostro schema mentale delle cancellazioni, distorsioni e generalizzazioni delle storie che sono dietro l’apparente successo.

La realtà, nello specifico è costellata di casi di persone che dopo una grande vincita sono andate in fallimento. Poiché arrivare ad ottenere una grande vincita senza dare nessuna contropartita in cambio induce ad un tipo di vita per la quale non si è preparati. Sembra chiaro ed evidente che il destino di una qualsiasi attività non può certamente basarsi su questa abominevole pratica.

Sembra, lo so, una banale riflessione. Se sei qui forse, come me, evidentemente non la ritieni tale e vuoi approfondire questo argomento e  trovare delle similitudini o delle corrispondenze o al contrario delle differenze e delle criticità. Ritengo che se vuoi, puoi e ti invito  al prossimo webinar GRATUITO del 4 ottobre dalle ore 19.00 alle 21.00.

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C’è AAA Crisi “Riflessioni”: L’istruzione insufficiente

Puoi superare le difficoltà che, innescano la crisi della tua azienda, della tua attività commerciale o professionale a causa del tuo scarso livello di  istruzione?

Tra le principali cause di fallimento di imprese, commercianti come anche per i professionisti c’è quella della mancanza di istruzione che occupa i primi posti.

Un handicap che può essere superato. Si sente molto spesso parlare di self made man che nella cultura americana indica il mito dell’uomo che come i padri pellegrini (primi coloni del Nord America) partendo dal basso raggiunge da solo per meriti propri il successo, la ricchezza e la celebrità. Cosa rappresentano questi uomini se non persone che con tenacia, dedizione e passione hanno dedicato gran parte del loro tempo ad elevare il proprio grado d’istruzione? E prendendoli ad esempio: sono stati costretti da un dovere implicito: devi studiare necessariamente i principi basilari del marketing? O forse gli si è presentata questa possibilità? O ancora meglio desideravano assolutamente e con ostinazione ottenere quel grado d’istruzione? Laddove ho posto questa domanda a qualche imprenditore o professionista mi è stato risposto che si era conseguita una laurea. Ed anche su questo vorrei porre un evidenza. Simulando un esempio. Prendi un avvocato, professionista, di 40 anni che esercita la sua attività.

Sono ormai passati 14/15 anni dal conseguimento della laurea. Ha studiato su testi che professori universitari di 50 anni  gli hanno segnalato come essere i migliori poichè realizzati dai “padri fondatori”, della giurisprudenza e che sono stati redatti con i primissimi elementi di diritto, di anni 80 . Se fai qualche rapido calcolo otterrai che la causa per cui ti sei rivolto a quell’avvocato che dovrà affrontare un processo, oggi, viene approcciata e preparata con l’istruzione ricevuta, risalente a 80/90 anni prima o forse più. Non è forse il caso di indirizzare e di elevare il proprio grado d’istruzione per ridurre questo gap temporale e culturale? In altri termini quanto costa l’ignoranza? E quanto questa ignoranza produce danni su qualsiasi attività tu stia realizzando? Tuttavia la sola conoscenza ed il grado d’istruzione conta ben poco. Lo sforzo è quello di dimostrare efficacemente; non tanto quantitativamente che si possiede un grado di conoscenza elevata, ma come questa conoscenza,tenacemente applicata, possa qualitativamente migliorare le cose. Nel marketing come in altri settori e segmenti di un’azienda c’è la continua necessità di evolvere con un grado di istruzione e competenza al passo con i tempi. E decidere di “updatare” il livello basico a nuove e profittevoli forme è una decisione che non può essere rimandata.

La riflessione che ti propongo è quella di trovare delle similitudini o delle corrispondenze, con quanto ti ho esposto o al contrario delle differenze e delle criticità. L’invito è all’approfondimento. L’invito è al prossimo webinar GRATUITO del 4 ottobre dalle ore 19.00 alle 21.00.

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C’è AAA Crisi !!!

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Un libro da segnalare

Moltissime ricerche scientifiche ed epidemiologiche segnalano che nel corso degli ultimi trent’anni il tasso di incidenza dei tumori è aumentato del 40 per cento in paesi come gli Stati Uniti, la Norvegia e la Svezia. Sempre in questo lasso di tempo la progressione delle leucemie e dei tumori cerebrali tra i bambini è stato del 2 per cento annuo. Come spiegare questa epidemia inquietante, che colpisce soprattutto i paesi “sviluppati”? Alla domanda risponde Marie-Monique Robin in questo libro choc, frutto di un’inchiesta condotta per due anni tra America del Nord, Asia ed Europa (anche in Italia). Nell’appoggiarsi su numerosi studi scientifici, ma anche sulle testimonianze dei ricercatori e dei rappresentanti delle agenzie di regolamentazione, l’autrice dimostra che la causa principale di questa vera e propria epidemia è di tipo ambientale. In particolare per la presenza di decine di molecole chimiche che hanno invaso il nostro ambito quotidiano e l’alimentazione dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per questo, l’autrice ripercorre l’intera catena produttiva del cibo: dall’utilizzo dei pesticidi nei campi fino all’impiego di additivi e plastiche per uso alimentare nei nostri piatti. Nel fare ciò mette a nudo il sistema di valutazione e omologazione dei prodotti chimici, attraverso gli esempi emblematici dei pesticidi, dell’aspartame e del bisfenolo A. E infine descrive le pressioni e le manipolazioni messe in atto dall’industria chimica per mantenere sul mercato prodotti altamente tossici.