Gli #hastag che ti fanno perdere  il focus !!!

Ovvero la generica, inutile, incontrollata offerta Tv che dai tempi del piccione viaggiatore ai tempi delle mail affida il messaggio e la comunicazione allo stesso e identico clichè produttivo che è facile, è veloce ed è gratuito.

“Ti è mai capitato di imbatterti negli ultimi periodi all’ascolto ed alla visione di programmi televisivi dedicati alla politica?” Questa è stata la domanda che un amico ha posto al telefono degli artigiani del coach.

E cosa ne pensi in merito?

Certo che si ho risposto. Li guardo perché studio come non morire!!!

Debbo dire che sul momento non ho fatto molto caso all’aspetto paraverbale della telefonata, cioè il tono, la velocità etc, ed ho pensato che non fosse importante per quell’amico, operatore tv, ottenere una risposta.

Quindi sono stato evasivo e diciamolo poco esaustivo.

Tuttavia, riaggangiando il telefono, solo dopo pochi minuti di conversazione, ho aperto nella mia testa un pensiero.

Un file. Che per essere fighi e contemporaneo ho chiamato hastag.

Sai quel cancelletto che viene messo prima di una frase di tendenza che assume viralità quante più persone twittano sull’argomento.

Non ho mai capito perché hanno optato per il cancelletto, forse perché è una frase chiusa e tenebrosa e non aperta e solare che avrebbe presupposto una stellina come quella dell’asterisco.

Avevo si dato una risposta. Guardo quei programmi perché studio. Ma l’avevo spiegata a quell’amico ?

Certo che no !!! Allora ho ripreso il telefono e nella concretezza che mi appartiene l’ho richiamato.

Anche perché quell’amico fondamentalmente è un giovane collega che con i programmi televisivi ci lavora.

Ed ho pensato che forse per lui era importante il mio punto di vista. Per un istante infatti, ho intravisto, in quella sua domanda, la richiesta di aiuto nel capire il suo futuro.

Come al solito, quando parlo al telefono e di persona faccio le mie domande. E gli chiedo il suo di pensiero su quei programmi che lui stesso contribuisce a fare.

Debbo dire che definirli una lagna e una lamentela, che venivano esaltati nei toni, è dire poco.

Riporto qualche frase.

Ti fanno stare due ore davanti ad un palazzo istituzionale per carpire la battuta di un politico

e scopri che in quella sede non c’è più da ore. Capisci?

Cerchi affannosamente una macchina di scorta e ti trovi ad inseguire i taxi. Ma si può?

Non mi danno nemmeno il tempo di fare un’inquadratura che ti chiedono di spostarti in un altro posto.

Dove si ripete ennesimamente lo stesso rituale. Non ce la faccio più !!!

I toni si fanno sempre più drammatici e più duri nei confronti delle redazioni e delle produzioni televisive.

Volano anche bestemmie. Che per carità non ripeto.

Cerco di smorzarli, quei toni o anche quella rassegnazione, facendogli capire che le maratone tv, i talk show ed in generale tutta la tv, con tutti gli ottimi professionisti che ci lavorano,necessità di quel semi lavorato che lui fa.

Perché mi chiede. Perchè si consuma. Con lo zapping, saltando da un canale all’altro. Con i rimandi “ve lo diremo dopo la pubblicità”. con l’orientamento al telespettatore che dovrebbe deciderne la qualità, di quel contenuto.

A farla da padrona gli rispondo è l’intramontabile clichè produttivo della televisione sia pubblica che privata: facile, veloce e gratuito.

  • Facile perché basta far il pigiare il tasto di un telecomando per decidere cosa debbo o cosa non debbo ascoltare e vedere.
  • Veloce perché a mo’ di telecamere di videosorveglianza (con audio) riesco a sapere tutto live e tutto subito.
  • Gratuito, perché in tutte le case ci sono quattro televisori e l’abbonamento è unico e quindi tutto sommato conveniente.

Mentre gli evidenzio questa attuale situazione, mi attraversa la strada un piccione e contemporaneamente il mio smartphone emette un “beep” per l’arrivo di una mail.

Il pensiero corre ai quei piccioni che nel medioevo, legati alla zampetta, portavano da un castello

all’altro i messaggi del principe e come gli stessi oggi lungo le centinaia e migliaia di gangli della rete internet i messaggi vengono affidati alle mail.

Non so se la metafora o similitudine che sia che ho utilizzato ti arrivi, quello che so è che siamo ben distanti da quel media ipotizzato da McLuhan. Dove il mezzo è il messaggio.

Lo ha detto la televisione era la pistola fumante. Lo è ancora mi chiedo ? O le maratone tv,  i talk show, i servizi tv i reportage e le inchieste hanno perso la loro pistola fumante ?

Ha senso per la televisione pubblica e privata, per i programmi televisivi, correre dietro le dirette Facebook o ai cinguettii di twitter che creano tendenza e viralità?

E per quale cavolo di motivo dovresti e dovrei seguire la tv ed i programmi che ripetono le stesse cose già dette ?

E’ancora informazione questa o è solo ripetizione?

Permettetemi, un applauso, alla signora che dalla propria abitazione, ha postato con il suo smartphone la foto decisiva per la nascita del nuovo governo.

Quella di Conte, Salvini, Di Maio.

Su quella foto con centinaia di telecamere, caro amico mio, presenti in tutta la città capitale, si sono costruiti programmi, servizi tv e quant’altro dove ottimi professionisti che si intervistano tra di loro vorrebbero farci capire come funziona il mondo.

Lo hanno veramente capito loro?

Hastag la vista amico mio.